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Con il cappello a -1m
dalla superficie, la secca di San Nicolò
offre un susseguirsi di pareti, kenion,
anfratti, formazioni rocciose tana per
moltissime specie ittiche, tra cui
aragoste gronghi murene e polpi, per poi
degradare su un letto di posidonia
giaciglio per Pinne Nobilis e sassi. Per
chi vuole mettere alla prova la propria
galleggiabilità, un percorso tortuoso
tra i picchi della secca con repentini
cambi di profondità tra i -8 e -2 ti
conduce tra strette fessure, slarghi
nella roccia e anfiteatri naturali dove
gli scorfani giocano a nascondino con i
fasci delle torce. Un’ avventura da veri
speleologi